Curdi: da Je suis a nous ne sommes personne

Fino a poco tempo fa eravamo tutti “Je suis”  qualcosa e terrorizzati dall’ISIS che minacciava il nostro futuro.
Ora che Erdogan entra liberamente in Siria e massacra, con il benplacito dell’Occidente, i combattenti curdi che l’ISIS l’hanno affrontato è quasi sconfitto da “Je Suis” siamo passati al “nous ne sommes personne” (non siamo nessuno).

Intanto l’ISIS si riorganizza e ringrazia.

Foto Reuters

Non ci indignamo per Mariam

Non vedo in giro tanta indignazione per Mariam Moustafa, non vedo le vite in diretta o le Barbara D’Urso varie.
Forse non era abbastanza italiana?
Ma era natia a Ostia ( Ius Soli ricordate?) non al Cairo, a Laos o a Pechino.
Era una povera ragazza e le hanno strappato il futuro nella maniera più assurda e terribile.
Basterebbe questo per scuoterci…se ancora l’Italia è in grado di farlo per chi ritiene appena appena diverso, ma in realtà non lo è.

 

http://www.lastampa.it/2018/03/18/italia/cronache/londra-picchiata-a-morte-da-una-gang-di-bulle-il-pap-di-mariam-ammazzata-per-razzismo-5AouprKJPLUrz9gqoUEhSP/pagina.html

16 marzo 1978

Il mio ricordo di quel 16 marzo 1978 è comune a chi all’epoca era bambino. Ci fecero uscire prima da scuola, ma non fu un momento di sollievo: dagli sguardi degli insegnanti, dal fare trafelato dei grandi, ci accorgemmo subito che era successo qualcosa di veramente grave. Nei giorni successivi, mentre ero occupato nelle mie cose di bambino (libri, pupazzetti vari, figurine e Zoff, Gentile, Cabrini etc.) ascoltavo in sottofondo i tg, la radio, C’era in giro una tensione particolare, una mestizia soffocante: sembrava che tutto fosse con il fiato sospeso, anche le piante e le cose. Poi arrivò quel giorno di maggio. Io ero a letto malato, sentii un’auto che girava per le strade di Diamante, era della sezione del PCI: al megafono qualcuno diceva che Aldo Moro era stato ammazzato e si annunciava una manifestazione di solidarietà, o qualcosa del genere. Scoprii così che era finita male. Per me quella resta la vicenda italiana più importante. Più di tutte le altre storie di questo strano e, a volte, misterioso Paese.

La Siria e il tempo perduto delle ideologie

Il tempo delle “ideologie”, probabilmente,  ha procurato tanti guasti.

Non possiamo negarlo.

Ma era un tempo nel quale se in Vietnam scoppiava una guerra o i carri armati invadevano Praga, il mondo si indignava, ovunque si apriva un dibattito (forse troppo a volte) sul da farsi, sulle possibili soluzioni.  Ognuno, assieme agli altri,  metteva in campo la sua visione del mondo.

Oggi nulla.

Quella che sta avvenendo in Siria, e sotto gli occhi di tutti, è oramai una mattanza nell’interessata indifferenza generale e  nell’impotenza dell’ONU, ormai un’entità puramente decorativa.

Il tema, figuriamoci, non sfiora neanche la nostra campagna elettorale,  troppo impegnata su  temi  pregnanti e di grande attualità, del tipo… Mussolini era buono o cattivo ?

A noi non rimane che produrci in qualche indignato post su Facebook o Twitter,  con allegata foto truculenta, così  funziona meglio.

Ma dopo aver postato non ti resta altro che un senso di impotenza.

Pensandoci bene, forse,  le ideologie non erano poi così male…

 

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La fiction su De Andrè, un’occasione persa

Ho visto “Fabrizio De Andrè – Principe Libero”  su Rai 1. E’ più che altro una fiction sulla storia d’amore tra De Andrè e Dori Ghezzi. Di Faber artista inquieto, complesso e geniale c’è poco e niente. Scivola in superficie senza andare in profondità. Se serve a far conoscere ai ragazzi le sue canzoni può anche andare, ma non lascerà molto a chi ha amato Faber.

Fango social su Favino

A quanto pare, purtroppo, Pierfrancesco Favino in queste ore viene ricoperto di insulti è minacce sui social per il suo monologo di ieri a Sanremo, nel quale interpretava un immigrato. E’ una cosa che mette tristezza e fa riflettere sull’Italia di oggi, sulle distorsioni dei social che diventano, in questi casi, terribili macchine creatrici di fango, intolleranza e vigliaccheria.

https://www.raiplay.it/video/2018/02/Sanremo-2018-finale-Pierfrancesco-Favino-monologo-la-notte-8b642d5c-8db6-4ae4-a036-e61ca1cd4e77.html?wt_mc=2.social.tw.sanremofficial_favinomonologo.&wt

 

L’amore impossibile di Nigel l’uccello

La storia dolce e triste di Nigel ( sotto il link di fanpage.it) è scritta nel vento e sul mare, per raccontarci che l’amore è l’inganno più grande, ma è un’illusione che ci fa sperare e vivere, fregando anche la realtà più assurda.
Io immagino che Nigel abbia chiuso le ali e gli occhi per sempre, sperando fino all’ultimo momento in un gesto di amore della sua amata di cemento, e chissà, forse, prima della fine quel gesto è arrivato davvero, tanto sognato da essere finalmente reale.

 

https://scienze.fanpage.it/e-morto-nigel-l-uccello-piu-triste-e-solo-del-mondo-innamorato-di-una-femmina-di-cemento/

 

Meno di due centesimi

Chissà di che materiale sono fatti i sacchi dove mettono i cadaveri dei migranti recuperati nel “nostro” mare , proprio di fronte alle “nostre” coste. Facendo un rapido giro sul web leggo che sono fatti di tessuto poliolefinico, ma non sono un esperto di queste cose. Non credo sia materiale biodegradabile, o forse si, ma sicuramente non produce indignazione, come sta succedendo per gli oramai celeberrimi sacchetti, comunemente usati nei nostri supermercati per ortaggi e alimenti vari e oramai (sic!) al centro del nostro “ elevato e profondo” dibattito politico. Troppo impetuoso  il vento del bufalume web, troppo urgente la campagna elettorale, da combattere a colpi di fake news e proclami,  per rivolgere attenzione a quegli enormi sacchi e, prima di ogni cosa, al loro contenuto: uomini, donne, bambini morti annegati durante improbabili e disperate traversate, restituiti dal mare pieni di acqua e di tragica disillusione.  Il “nostro” mare, quello dove ogni estate ci facciamo allegramente il  bagno,  è una tomba liquida a cielo aperto,  di cui tutti sono colpevoli, di cui tutti “siamo” colpevoli. Il 2018  ha già iniziato la sua tragica conta, ma questi morti non meritano indignazione e neanche vibranti proteste social. Biodegradabili nelle nostre coscienze, assenti nel nostro dibattito politico: questi morti valgono meno di 2 centesimi e non fanno guadagnare voti.

Pippo Gallelli

Fonte foto: ANSA

Il ricordo di Enzo Biagi, nel giorno del Cavaliere

Sto guardando su RAI 3 il programma che ricorda i 10 anni dalla scomparsa di Enzo Biagi. Sembra quasi un presagio, nel giorno in cui si materializza il ritorno prepotente sulla scena dell’higlander Berlusconi, sentire parlare Biagi, maestro assoluto di giornalismo ( assieme a Sergio Zavoli), vessato con “editti bulgari” vari dall’uomo di Arcore. La sua storia ci ricorda che il ritorno del Cavaliere non sarà solo una simpatica rimpatriata. Ricordiamocelo noi di sinistra, prima di dividerci, ricordiamocelo tutti. Ricordiamo, comunque, Enzo Biagi, grati a lui di essere stati sui lettori e telespettatori. .

Blog di Pippo Gallelli